Beschreibung
La strada medioevale della valle del Ri era certamente una strada di costruzione romana, che venne riattivata nei secoli successivi e sfruttata per il passaggio dei viandanti e per il commercio fra le valli dell’Ossola e il canton Vallese.
Questa strada, dice il dottor Mazzurri, esisteva già nei secoli precedenti al 1300. Seguiva il tracciato romano fino a Varzo. Attraversava Alneda, Bertonio, superava il torrente Cairasca e saliva lungo il pendio fino alla chiesa di S. Rocco in Trasquera.
Quindi, salendo in alto, sopra i Croppi, raggiungeva la frazione di Schiaffo. Scendeva poi nella valle del Ri e passava su un ponte di struttura romana, detto ponte del Diavolino. Risaliva poi tornanti nella sezione occidentale della valle e si portava a Lagardo. Superato l’ultimo tratto roccioso, si snodava lungo i versanti della Dreccia e raggiungeva la torre di Bugliaga.
Attraverso balze rocciose e canaloni sferzati dalle valanghe, la strada si portava all’alpe Vallescia.
Qui riprendeva il tracciato della strada romana e, seguendo questo itinerario, raggiungeva il valico del Sempione.
Lungo il corso di questa strada, nel tratto del ponte Diavolino, vi erano cinque cappellette, ora completamente distrutte.
Restano solo i ruderi della cappella del Frassino e della cappella Cugnoni, ma non si ritrova più alcuna traccia del prezioso dipinto di S. Gioacchino, che era opera del Borgnis, un valido pittore settecentesco.
Sulle rocce, appena passato il ponte, si vedono alcune iscrizioni, che risalgono allo scorso secolo.
Una è di Giuseppe Cugnoni, padre del parroco Antonio Maria Cugnoni (préf Burgin²), morto di colpo apoplettico, mentre percorreva questa via. Altre due sono di Giuseppe e Abele Grossi, padre e figlio, caduti da queste rupi, mentre falciavano erba per gli armenti.
Nei secoli XI e XII questa strada era molto battuta dai mercanti, che a dorso di mulo trasportavano merci attraverso il valico del Sempione.
Del si trafficavano stoffe, pellicce, lana, spezie, metalli, pece, olio, vino, grano, sale.
I viandanti dovevano rispettare le convenzioni stabilite per il trasporto della merce e dovevano pagare la tassa di pedaggio per aver diritto a transitare sulla strada.
Il trasporto veniva eseguito di sosta in sosta, dove la merce veniva controllata e immagazzinata dagli speditori addetti al servizio.
Le soste comprendevano magazzini per la merce, alloggi per i conducenti dei muli e scuderie per il cambio degli animali da trasporto.
Fra una sosta e l’altra c’era una distanza di circa 28 chilometri, ossia la distanza che si copriva con una giornata di cammino.
Nei luoghi impervi la distanza era minore.
Nella nostra valle esistevano certamente delle soste. I vecchi edifici hanno subito l’opera demolitrice del tempo, ma Gino Manna, abitante stabile di Buggialo, sarebbe in grado di identificare i ruderi di una sosta, che sorgeva presso l’alpe Vallescia, a duemila metri di altitudine.
Queste notizie sono giunte a lui attraverso i racconti dei suoi antenati.
“Era una scuderia”, egli ci ha detto, “e serviva per la sostituzione degli animali, quando erano stanchi. L’ho sentito più volte raccontare dai vecchi pastori dell’alpe”.
Se lo zio Gino che conosce la zona come le sue tasche, ne possiamo essere sicuri.
Non si sa esattamente quando la strada del Sempione, dalla zona alta di Vallescia e di Alpien, sia stata spostata alla gola di Gondo. Si presume che questo sia avvenuto verso la fine del XII secolo, quando i walser colonizzarono il versante sud del Sempione.
Nel 1600 la valle del Rido, ossia del Rì, era detta valle Gellia, perché attraversata da una strada di origine romana.
Gellio era il nome di una illustre famiglia romana. Gellio era certamente il personaggio, che diede il nome alla valle e alla strada.
La strada del Rì metteva in comunicazione Bugliaga con Trasquera e quindi con il fondovalle.
Verso il 1681 questa strada subì gravi danni a causa del maltempo invernale. Crollò il ponte di struttura romana e la strada venne seriamente devastata. Il documento dice che negli anni precedenti erano stati abbattuti i larici e gli abeti, che crescevano nelle locce sovrastanti la strada e questo scempio provocò la caduta delle valanghe, che travolsero il ponte.
Gli abitanti di Trasquera e Bugliaga fecero due collette e raccolsero il denaro necessario per riparare la strada e ricostruire il ponte.
I terrieri di Iselle non concorsero nella spesa, perché gli abitanti di Trasquera e Bugliaga a loro volta non avevano contribuito alla manutenzione del ponte sul Diveria, sebbene se ne servissero per salire agli alpeggi e per andare nei boschi dell’Ovigo a raccogliere le foglie di faggio.
Questa strada, dice il dottor Mazzurri, esisteva già nei secoli precedenti al 1300. Seguiva il tracciato romano fino a Varzo. Attraversava Alneda, Bertonio, superava il torrente Cairasca e saliva lungo il pendio fino alla chiesa di S. Rocco in Trasquera.
Quindi, salendo in alto, sopra i Croppi, raggiungeva la frazione di Schiaffo. Scendeva poi nella valle del Ri e passava su un ponte di struttura romana, detto ponte del Diavolino. Risaliva poi tornanti nella sezione occidentale della valle e si portava a Lagardo. Superato l’ultimo tratto roccioso, si snodava lungo i versanti della Dreccia e raggiungeva la torre di Bugliaga.
Attraverso balze rocciose e canaloni sferzati dalle valanghe, la strada si portava all’alpe Vallescia.
Qui riprendeva il tracciato della strada romana e, seguendo questo itinerario, raggiungeva il valico del Sempione.
Lungo il corso di questa strada, nel tratto del ponte Diavolino, vi erano cinque cappellette, ora completamente distrutte.
Restano solo i ruderi della cappella del Frassino e della cappella Cugnoni, ma non si ritrova più alcuna traccia del prezioso dipinto di S. Gioacchino, che era opera del Borgnis, un valido pittore settecentesco.
Sulle rocce, appena passato il ponte, si vedono alcune iscrizioni, che risalgono allo scorso secolo.
Una è di Giuseppe Cugnoni, padre del parroco Antonio Maria Cugnoni (préf Burgin²), morto di colpo apoplettico, mentre percorreva questa via. Altre due sono di Giuseppe e Abele Grossi, padre e figlio, caduti da queste rupi, mentre falciavano erba per gli armenti.
Nei secoli XI e XII questa strada era molto battuta dai mercanti, che a dorso di mulo trasportavano merci attraverso il valico del Sempione.
Del si trafficavano stoffe, pellicce, lana, spezie, metalli, pece, olio, vino, grano, sale.
I viandanti dovevano rispettare le convenzioni stabilite per il trasporto della merce e dovevano pagare la tassa di pedaggio per aver diritto a transitare sulla strada.
Il trasporto veniva eseguito di sosta in sosta, dove la merce veniva controllata e immagazzinata dagli speditori addetti al servizio.
Le soste comprendevano magazzini per la merce, alloggi per i conducenti dei muli e scuderie per il cambio degli animali da trasporto.
Fra una sosta e l’altra c’era una distanza di circa 28 chilometri, ossia la distanza che si copriva con una giornata di cammino.
Nei luoghi impervi la distanza era minore.
Nella nostra valle esistevano certamente delle soste. I vecchi edifici hanno subito l’opera demolitrice del tempo, ma Gino Manna, abitante stabile di Buggialo, sarebbe in grado di identificare i ruderi di una sosta, che sorgeva presso l’alpe Vallescia, a duemila metri di altitudine.
Queste notizie sono giunte a lui attraverso i racconti dei suoi antenati.
“Era una scuderia”, egli ci ha detto, “e serviva per la sostituzione degli animali, quando erano stanchi. L’ho sentito più volte raccontare dai vecchi pastori dell’alpe”.
Se lo zio Gino che conosce la zona come le sue tasche, ne possiamo essere sicuri.
Non si sa esattamente quando la strada del Sempione, dalla zona alta di Vallescia e di Alpien, sia stata spostata alla gola di Gondo. Si presume che questo sia avvenuto verso la fine del XII secolo, quando i walser colonizzarono il versante sud del Sempione.
Nel 1600 la valle del Rido, ossia del Rì, era detta valle Gellia, perché attraversata da una strada di origine romana.
Gellio era il nome di una illustre famiglia romana. Gellio era certamente il personaggio, che diede il nome alla valle e alla strada.
La strada del Rì metteva in comunicazione Bugliaga con Trasquera e quindi con il fondovalle.
Verso il 1681 questa strada subì gravi danni a causa del maltempo invernale. Crollò il ponte di struttura romana e la strada venne seriamente devastata. Il documento dice che negli anni precedenti erano stati abbattuti i larici e gli abeti, che crescevano nelle locce sovrastanti la strada e questo scempio provocò la caduta delle valanghe, che travolsero il ponte.
Gli abitanti di Trasquera e Bugliaga fecero due collette e raccolsero il denaro necessario per riparare la strada e ricostruire il ponte.
I terrieri di Iselle non concorsero nella spesa, perché gli abitanti di Trasquera e Bugliaga a loro volta non avevano contribuito alla manutenzione del ponte sul Diveria, sebbene se ne servissero per salire agli alpeggi e per andare nei boschi dell’Ovigo a raccogliere le foglie di faggio.
Karte
Indirizzo: Frazione Bugliaga, 28868 Bugliaga VB, Italia
Coordinate: 46°12'35,8''N 8°10'47,6''E
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Modalità di accesso
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